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In che modo le ResOps guidano la prossima evoluzione della resilienza aziendale?

Le operazioni di resilienza (ResOps) sono una disciplina operativa che integra sicurezza, infrastruttura IT e Recovery per consentire alle organizzazioni di dimostrare la propria capacità di ripristino end-to-end.

Punti di forza

ResOps spinge le organizzazioni ad abbandonare la dipendenza da strumenti passivi e ipotesi per adottare una disciplina operativa proattiva che garantisca la recuperabilità a livello di sistemi, team e processi.

  • ResOps è una pratica e una disciplina che può essere adottata, non un prodotto che si può acquistare. Si tratta di un modello operativo unificato che riunisce persone, processi e tecnologia per affrontare la fragilità digitale e il rischio esistenziale che le organizzazioni moderne devono affrontare.
  • La rapida diffusione dell’intelligenza artificiale ha accelerato la crescita dei dati, aumentato le interdipendenze tra i sistemi e introdotto nuovi rischi a livello di pipeline, identità e modelli. Questo ecosistema necessita di un modello globale per raggiungere la resilienza.
  • Secondo il “2026 Secure Access Reportdi Microsoft, il 97% delle organizzazioni ha subito un incidente di sicurezza negli ultimi 12 mesi — suddiviso in modo abbastanza equo tra attacchi dolosi ed errori accidentali.
  • Le metriche tradizionali, quali il tempo di operatività e l’obiettivo di tempo di ripristino (RTO), non riescono a cogliere le complessità e i rischi del Recovery informatico, ambito in cui l’integrità dei dati e le dipendenze di sistema rivestono un ruolo fondamentale.
  • Il rilevamento e il contenimento da soli non sono sufficienti: le organizzazioni devono sviluppare processi di Recovery che consentano di recuperare dati puliti, affidabili e pienamente funzionanti.
  • La crescente pressione normativa ha costretto le organizzazioni ad andare oltre la conformità basata su politiche per orientarsi verso una resilienza dimostrabile e basata su prove concrete.

La maggior parte delle aziende dispone di strumenti di backup, ripristino di emergenza e sicurezza, ma poche sono in grado di dimostrare la recuperabilità dei servizi critici, soprattutto in condizioni reali di attacco attivo. Commvault rende possibile il ResOps integrando protezione, rilevamento e ripristino in un modello operativo continuo, aiutando le organizzazioni a passare da una resilienza basata su ipotesi a una recuperabilità basata su prove concrete, misurabile e prevedibile.


Perché le soluzioni tradizionali di Backup and Recovery in caso di disastri (B&R) non sono più sufficienti?

Le interruzioni rappresentano una minaccia costante nell’odierno mondo ibrido e multi-cloud. Ecco perché la maggior parte delle aziende dispone già di sistemi di Backup and Recovery. Molte investono inoltre ingenti risorse in strumenti di sicurezza informatica progettati per rilevare e rispondere alle minacce. Sulla carta, sembra che le organizzazioni abbiano già messo a punto un programma di resilienza informatica.

In pratica, tuttavia, raramente è così.

La sfida non risiede nella mancanza di strumenti, ma nella crescente complessità degli ambienti che questi strumenti dovrebbero proteggere, unita alla virulenza dei nuovi attacchi e alla frammentazione presente nelle moderne architetture di sicurezza.

Secondo il recente rapporto “Secure Access” di Microsoft, il 97% delle organizzazioni ha subito un incidente di sicurezza negli ultimi 12 mesi. Questi attacchi si verificano in aziende che oggi operano su sistemi frammentati che abbracciano cloud, applicazioni, endpoint e piattaforme di dati. Allo stesso tempo, l’adozione dell’intelligenza artificiale sta accentuando questa complessità. Con l’88% delle organizzazioni che utilizza l’intelligenza artificiale in almeno una funzione, i dati crescono a un ritmo esponenzialmente più veloce, le minacce insite in tali dati aumentano in modo impercettibile, le dipendenze sono diventate più difficili da tracciare e i percorsi di Recovery non sono più prevedibili.

I processi tradizionali di Backup and Recovery in caso di emergenza entrano in azione solo quando si verifica un guasto. Questi strumenti, inoltre, sono progettati per sistemi stabili e statici: verificano l’esistenza delle copie dei dati e la documentazione dei piani di Recovery, ma non verificano se i servizi nel loro complesso, comprese tutte le dipendenze, possano essere ripristinati in condizioni reali.

Ciò crea una lacuna nella resilienza, che porta a problemi concreti:

  • I dati potrebbero essere recuperabili, ma non utilizzabili o affidabili.
  • I sistemi potrebbero essere ripristinati ma non funzionare completamente.
  • I piani di Recovery potrebbero esistere, ma fallire in condizioni reali.

La resilienza oggi richiede più che semplici strumenti isolati. Richiede un modello operativo che colleghi continuamente protezione, rilevamento e Recovery.

È qui che ResOps cambia le carte in tavola. Unisce efficacemente protezione dei dati, rilevamento e Recovery in un unico modello operativo continuo e collaudato.


Che cos’è ResOps e perché è importante?

ResOps è una disciplina operativa progettata per garantire che Recovery sia completo e possa essere dimostrato su richiesta, con prove concrete.

Riunisce persone, processi e tecnologia nei settori della sicurezza, dell’IT e delle infrastrutture in un unico modello operativo. Attraverso la pianificazione e l’implementazione collettiva di servizi critici, una progettazione resiliente e una validazione continua, le organizzazioni possono resistere meglio alle interruzioni, riprendersi entro i limiti di tolleranza definiti e dimostrarlo con prove concrete.

Il vantaggio principale di una pratica ResOps altamente funzionale è che è stata strutturata proprio per affrontare la fragilità aziendale e il rischio esistenziale. Alcune delle funzionalità chiave del modello includono:

  • Rendere operativo il processo di “Recovery sicuro”
  • Definizione di indicatori misurabili di resilienza dei servizi (SRI) e di un sistema di valutazione basato su prove concrete
  • Simulazione (e ottimizzazione) del Recovery in condizioni di stress
  • Ipotesi di interruzione totale e convalida dei percorsi di ricostruzione
  • Identificare continuamente e contribuire a ridurre le lacune di resilienza man mano che i sistemi si evolvono
  • Basarsi su dati provenienti da test realistici
  • Copertura dell’intera organizzazione
  • Gestire il confine tra operazioni normali e operazioni in stato di crisi

La differenza fondamentale sta nell’attenzione. Gli approcci tradizionali danno priorità alle capacità, mentre ResOps dà priorità ai risultati. Ciò offre alle organizzazioni la possibilità di dimostrare che i servizi critici possono essere ripristinati, non solo che gli strumenti sono disponibili.


Perché la resilienza informatica richiede una disciplina operativa?

Aggiungere ulteriori strumenti non è la soluzione per garantire la resilienza. Infatti, il 40% delle organizzazioni dichiara di avere troppi fornitori.

I sistemi moderni sono strettamente integrati e altamente automatizzati. I guasti in un’area possono propagarsi a cascata attraverso i servizi, specialmente in ambienti con infrastrutture condivise e carichi di lavoro interdipendenti.

Senza un modello operativo unificante, durante gli incidenti i team devono coordinarsi tra strumenti e flussi di lavoro scollegati tra loro, proprio nel momento in cui gli attacchi si susseguono e la comunicazione è ridotta al minimo. Ciò rallenta la risposta e aumenta il rischio. I team IT e gli ingegneri si ritrovano a dover districarsi tra una miriade di strumenti invece di concentrarsi effettivamente su ciò che conta.

ResOps introduce struttura e responsabilità. Definisce la titolarità dei risultati del Recovery, stabilisce le aspettative relative al livello di servizio e verifica che i processi di Recovery vengano testati regolarmente.


In che modo le organizzazioni dovrebbero misurare oggi la resilienza informatica?

Le metriche tradizionali, come l’uptime e l’RTO, non riflettono la realtà della Recovery informatica. Esse presuppongono che i sistemi possano essere ripristinati in modo rapido e completo, cosa che raramente accade in ecosistemi complessi e interdipendenti.

Per garantire il vero successo del Recovery informatico è necessaria una nuova metrica: il Mean Time to Clean Recovery (MTCR). Il MTCR risponde a questa esigenza misurando con precisione il tempo necessario per ripristinare dati verificati, integri e pienamente utilizzabili. Questo parametro si basa sulla convinzione che la Recovery informatica possa dirsi completa solo quando l’integrità e l’affidabilità dei dati sono state ripristinate. Il «tempo di ripristino», senza alcun riferimento alla sicurezza, all’integrità o alla completezza, è del tutto insufficiente a garantire fiducia; questo parametro risolve il problema misurando il tempo necessario per ripristinare dati verificati e non compromessi. Essa si basa sulla convinzione che la Recovery debba essere valutata in base all’integrità e all’affidabilità dei dati. Considerare solo il tempo di ripristino non è sufficiente per avere un quadro completo della situazione.

Gli SRI rafforzano questa fiducia valutando se i servizi critici siano in grado di operare entro i limiti di tolleranza definiti in caso di interruzione. Nel complesso, questi indicatori aiutano le organizzazioni a passare dalle ipotesi ai dati concreti, a individuare le lacune nelle capacità di Recovery e ad allineare la resilienza ai risultati aziendali.


Cosa trascura l’approccio “zero trust” quando si tratta di Recovery?

Il modello “zero trust” è un paradigma di sicurezza informatica che parte dal presupposto che nessun utente o dispositivo sia intrinsecamente affidabile, che i permessi elevati siano sottoposti a controlli rigorosi e che una violazione si sia già verificata o sia inevitabile.

Il modello “zero trust” ha fatto miracoli nell’aumentare il nostro livello di sicurezza complessivo in tutti i settori industriali.

Il punto debole dello zero trust è il principio n. 3: una violazione effettiva o un fallimento della sicurezza. La maggior parte delle organizzazioni sarà d’accordo su questo, ma non è preparata dal punto di vista operativo per questi scenari.

Le organizzazioni sono in grado di rilevare e isolare rapidamente le minacce, ma faticano comunque a ripristinare i sistemi in modo da garantire la continuità operativa e la fiducia. Il rilevamento non garantisce la recuperabilità. Ciò ha creato un evidente divario tra la risposta e l’effettivo Recovery.

ResOps colma questa lacuna fungendo da livello operativo che estende il modello Zero Trust fino al suo principio di «presumere la violazione» e mantenendo la sua promessa originaria. Con ResOps che potenzia lo Zero Trust attraverso una pratica di resilienza operativa, le organizzazioni sono meglio preparate a rispondere alle minacce e a riprendersi da esse in modo efficace.




In che modo le autorità di regolamentazione stanno ridefinendo le aspettative in materia di resilienza?

Le aspettative normative si stanno rapidamente orientando verso una resilienza dimostrabile, soprattutto per quanto riguarda i dati generati dall’IA e scarsamente tracciati. I quadri normativi richiedono ormai sempre più spesso una protezione strutturata e una supervisione dei sistemi di IA e dei dati da essa generati. Aspetti quali la trasparenza, la tracciabilità, la supervisione umana, i controlli sulla qualità dei dati e la gestione dei rischi durante l’intero ciclo di vita rivestono un’importanza fondamentale.

Quadri normativi quali la direttiva NIS2 e il Digital Operational Resilience Act (DORA) impongono alle organizzazioni di dimostrare di essere in grado di resistere alle interruzioni e di riprendersi da esse.

Ciò include:

  • Definizione di livelli accettabili di interruzione
  • Testare regolarmente i processi di Recovery
  • Fornire prove delle prestazioni di Recovery

Questi quadri normativi e regolamenti sottolineano che la conformità non si basa più esclusivamente sulle politiche, ma richiede risultati misurabili.

Le operazioni di resilienza (ResOps) sostengono questo cambiamento integrando la convalida e la misurazione nelle operazioni interfunzionali e consentendo ai team di dimostrare la propria resilienza attraverso test e report continui.

 

Conclusione: come le aziende colmano il divario di resilienza con le ResOps

Il divario tra la resilienza percepita e l’effettiva capacità di riprendersi senza intoppi dalle interruzioni è evidente. Lo si nota dalla frequenza con cui le organizzazioni faticano a ripristinare le operazioni nonostante dispongano degli strumenti adeguati. Man mano che gli ambienti diventano più complessi e l’intelligenza artificiale accelera il ritmo del cambiamento, questo divario non può che ampliarsi. Quando la resilienza viene trattata come un insieme di capacità scollegate tra loro piuttosto che come una disciplina interfunzionale, le “giornate no” previste possono rivelarsi irrecuperabili.

ResOps contribuisce a colmare questo divario spostando l’attenzione dalla preparazione alla verifica. Aiuta a integrare protezione, rilevamento e Recovery in un ciclo operativo continuo, in modo che Recovery non sia solo pianificato, ma anche verificato in condizioni reali.

Inoltre, questo approccio trasforma la resilienza da una funzione reattiva a una disciplina misurabile. Aiuta i team ad acquisire chiarezza sulle responsabilità, visibilità sulle dipendenze e fiducia nel fatto che i servizi critici possano essere ripristinati quando conta di più.

Adottando ResOps, le aziende entrano in una nuova era di resilienza basata su prove concrete. Le violazioni e gli attacchi sono inevitabili. Ma un approccio ResOps può aiutare le organizzazioni a riprendersi in modo rapido, sicuro e completo.

 

Domande frequenti

Che cos’è ResOps nella resilienza informatica?

ResOps è una disciplina operativa che unifica i team di sicurezza, IT e ripristino per convalidare e dimostrare continuamente la recuperabilità. Si concentra su risultati misurabili, non solo sugli strumenti. Commvault Cloud supporta il modello ResOps collegando il rilevamento delle anomalie, il ripristino pulito e la convalida Cleanroom in un’unica piattaforma operativa, consentendo alle aziende di ripristinare i servizi critici in modo affidabile in caso di interruzioni reali

Perché i modelli tradizionali di Backup and Recovery falliscono?

I modelli tradizionali di Backup and Recovery si concentrano sulla disponibilità dei dati e sui piani documentati, ma non verificano se sia possibile ripristinare integralmente i servizi e le dipendenze, lasciando delle lacune in cui i dati esistono ma i sistemi non sono funzionanti o affidabili. I prodotti Commvault risolvono questo problema con funzionalità di ripristino basate su prove concrete, tra cui il rilevamento delle anomalie, il Cleanroom Recovery e il Synthetic Recovery, che verificano i punti di ripristino puliti prima del passaggio alla produzione.

In che modo ResOps migliora la resilienza informatica?

ResOps migliora la resilienza integrando rilevamento, protezione e Recovery in un modello continuo a ciclo chiuso. Commvault Cloud lo rende operativo attraverso cinque funzioni integrate: individuazione e protezione automatizzate, rilevamento continuo, Recovery pulito, convalida e miglioramento continui e operatività conforme continua, fornendo ai team un’unica piattaforma per attuare l’intera disciplina ResOps.

Quali metriche misurano efficacemente la resilienza informatica?

Metriche come il Mean Time to Clean Recovery (MTCR) e gli indicatori di resilienza del servizio (SRI) forniscono una visione più approfondita rispetto al solo RTO, misurando la rapidità con cui le organizzazioni sono in grado di ripristinare sistemi affidabili e pienamente funzionanti. Commvault ha introdotto l’MTCR come metrica per il Recovery informatico, spostando il focus della misurazione dalla velocità all’integrità dei dati e alla continuità verificata del servizio.

In che modo ResOps amplia l’approccio zero trust?

Lo zero trust si concentra sulla prevenzione e sul controllo degli accessi, ma non affronta il tema del ripristino a seguito di una violazione. Commvault Cloud colma questa lacuna collegando il rilevamento delle minacce a flussi di lavoro di Recovery sicuro, aiutando le organizzazioni a ripristinare sistemi affidabili dopo una compromissione e a colmare il divario tra rilevamento e continuità operativa. In questo modo, ResOps estende e rende possibile il vero "zero trust", rendendo operativo il ripristino.

Perché sta aumentando la pressione normativa in materia di resilienza?

Normative quali NIS2 e DORA richiedono ora alle organizzazioni di dimostrare la resilienza attraverso test, misurazioni e prove concrete, non solo tramite politiche documentate. Commvault supporta questo cambiamento attraverso funzionalità allineate al ResOps, tra cui la convalida continua, i test di ripristino basati su Cleanroom Recovery e la misurazione MTCR, fornendo le prove di ripristinabilità pronte per l’audit richieste dai moderni quadri normativi.

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