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Attrezzarsi per la risposta agli incidenti

Quando si verifica un incidente di sicurezza, ogni secondo è fondamentale. In questa tavola rotonda di SHIFT 2025, i leader del settore della sicurezza informatica analizzano come l’efficacia della risposta agli incidenti dipenda dal giusto equilibrio tra persone, processi e strumenti:e in che modo le organizzazioni possonoa proteggere i dati alla fonte e monitorare eventuali anomalie.rafforzare la Readiness prima che si verifichi un attacco. 

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Punti di forza

  • La risposta agli incidenti è un sistema 
    Efficacedi risposta agli incidentirichiede un allineamento tra persone, processi e tecnologia:non solo strumenti. 
  • La Readiness delle persone è fondamentale 
    Gli episodi reali mettono in luce lo stress, i pregiudizi e le lacune comportamentali che la tecnologia non è in grado di risolvere. 
  • La cultura moltiplica i risultati 
    Fiducia, comunicazione e sicurezza psicologicaa proteggere i dati alla fonte e monitorare eventuali anomalie.consentire un processo decisionale più rapido e chiaro. 
  • I manuali tradizionali non sono all’altezza 
    I piani di risposta statici spesso falliscono di fronte alle pressioni del mondo reale e alle minacce in continua evoluzione. 
  • La pratica determina la prestazione 
    Esercitazioni periodiche, esercitazioni di ricostruzione e simulazionia proteggere i dati alla fonte e monitorare eventuali anomalie.individuare i punti ciechi prima che lo facciano gli hacker. 
  • La preparazione olistica porta alla vittoria 
    Questpioggiaingtra i vari teamaiuta le organizzazioniriprendersi più velocemente e con meno errori. 

Informazioni su questa sessione

Il panel vede la partecipazione di tre leader del settore che offrono punti di vista unici sulla sicurezza informatica, la leadership nel campo dell’IT e l’attuazione tecnica sul campo.La dott.ssa Jessica Barker apporta alla sicurezza informatica un approccio incentrato sulle persone e riconosciuto a livello mondiale; Ricky Mayer vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore ITesperienza dirigenziale nella guida di team di servizi professionali nell’affrontare sfide complesse; e ZakCronjeoffre una competenza tecnica senza pari, maturata in anni di esperienza nella risoluzione di problemi concreti.  

Competenze diversificate, un unico obiettivo 
Questo panel riunisce esperti con prospettive complementari: la dott.ssa Jessica Barker si occupa degli aspetti umani e comportamentali della sicurezza; Ricky Mayer vanta decenni di esperienza in ruoli dirigenziali nel settore IT; e ZakCronjeoffre una visione tecnica approfondita e concreta, derivante dall’esperienza diretta nella gestione degli incidenti. 

Un messaggio fondamentale è che la risposta agli incidenti non è solo una sfida tecnologica, ma una sfida di coordinamento che coinvolge persone, processi e strumenti.La sessione incoraggia i partecipanti a riconsiderare i presupposti tradizionali e ad adottare una visione olistica cheaiutarafforzarela resilienza organizzativa prima, durante e dopo gli incidenti informatici.  

La risposta agli incidenti: oltre gli strumenti 
La discussione sottolinea chedi risposta agli incidentinon è solo una sfida tecnica. Il coordinamento tra i team, la chiarezza dei ruoli epraticatoil processo decisionale è importante tanto quanto gli strumenti di rilevamento e risposta. 

I relatori sottolineano l’importanza della Readiness per gli imprevisti:mettendo in evidenza scenari e punti ciechi che le organizzazioni spesso trascurano.Dal comportamento umano in situazioni di stress alle realtà infrastrutturali durante le crisi, il gruppo delinea strategie pratiche per migliorare la preparazione in tutti i team e in tutti gli ambienti.  

Prepararsi all’imprevisto 
I relatori illustrano diversi scenariquellole organizzazioni spesso trascurano:il comportamento umano in situazioni di stress, i vincoli infrastrutturali duranteinterruzioni di servizio e ipotesi errate che emergono solo durante gli incidenti reali. 

Soluzione

Risposta agli incidenti e recupero

Utilizzare le informazioni sulle minacce e gli strumenti integrati pera proteggere i dati alla fonte e monitorare eventuali anomalie.reagire e riprendersi in modo efficace. 

Scopri di piùInformazioni sulla Risposta agli incidenti e sul recupero
pagina web

Servizi di resilienza informatica Commvault

Supporto strategico e tattico per la resilienza informatica delle imprese. 

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Carta bianca

modello di responsabilità condivisa

Comprendere le responsabilità condivise relative alla resilienza di Commvault Cloud. 

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Domande frequenti

Perché il fattore umano è così importante nella gestione degli incidenti?

Il comportamento umano spesso determina l’esito delle situazioni di crisi. Preparare i team ad affrontare lo stress, l’incertezza e il processo decisionale sotto pressione contribuisce a ridurre significativamente i rischi. 

Perché le organizzazioni sottovalutano il rischio informatico?

Il “pregiudizio dell’ottimismo” induce molti team a ritenere che gli attacchi siano improbabili. Inquadrare il rischio informatico in termini aziendali e di missione contribuisce a stimolare azioni concrete. 

In che modo la cultura influisce sull’efficacia della risposta agli incidenti?

Una cultura solida favorisce la fiducia, una comunicazione aperta e una collaborazione più rapida, contribuendo a ridurre la confusione e i punti ciechi durante gli incidenti. 

Perché il ripristino da uno stato noto come funzionante è preferibile al Recovery tradizionale?

Gli attacchi informatici spesso danneggiano i sistemi e compromettono le credenziali. La ricostruzione a partire da punti di riferimento verificati e privi di infezioni impedisce che l’infezione si ripeta e rafforza la fiducia nel processo di Recovery. 

Perché la formazione pratica è fondamentale per garantire la Readiness nella risposta agli incidenti?

Gli esercizi e le simulazioni aiutano a sviluppare la memoria muscolare, a individuare le lacune nascoste e a ridurre drasticamente i tempi di reazione durante gli attacchi reali. 

Trascrizione

Visualizza la trascrizione

Per la trascrizione con l’indicazione dei tempi, guarda il videoqui


00:08 – 00:10

Benvenuti a tutti, grazie ancora.

00:10 – 00:11

C’è davvero tanta gente.

00:11 – 00:14

Prima sessione di approfondimento, dopo la sessione generale.

00:14 – 00:19

Ehm… Siete nel posto giusto per prepararvi a gestire gli incidenti.

00:19 – 00:24

Affronteremo i temi relativi a persone, processi, strumenti e tecnologia.

00:24 – 00:26

E io sarò il vostro conduttore, Chris Mierzwa.

00:26 – 00:31

Sono Senior Director qui a Commvault e mi occupo dei nostri programmi globali di resilienza.

00:31 – 00:41

E, ovviamente, sono un po’ di parte perché si tratta del nostro panel, ma questa è una sessione senza pause per andare in bagno della durata di sei ore, senza precedenti.

00:41 – 00:46

E devo dirvi che abbiamo discusso a lungo se farlo o meno.

00:46 – 00:49

Forse è contro le regole, ma ci proveremo.

00:49 – 00:49

No, sto scherzando.

00:49 – 00:53

Un’ora da segnare sul calendario, ma è una delle poche.

00:53 – 00:53

Quindi grazie.

00:53 – 00:58

So che restare qui per 60 minuti è un impegno non da poco, ma vi prometto che ne varrà la pena.

01:00 – 01:08

Abbiamo riunito tre persone straordinarie e farò una breve presentazione per ciascuna di loro, perché posso farlo con meno modestia rispetto a loro.

01:08 – 01:14

Ma voglio assicurarmi che, per la prossima ora, vi rendiate conto di quanto talento ci sia qui.

01:14 – 01:16

E spero che la pensiate come noi.

01:16 – 01:27

Stiamo cercando di affrontare e intrecciare tre ambiti distinti che, almeno secondo me, forse non sono stati ancora affrontati quando si tratta di come dovremmo pensare e prepararci

01:27 – 01:30

a reagire agli incidenti in modi nuovi e originali.

01:30 – 01:32

Ed è proprio questo che speriamo di affrontare.

01:33 – 01:36

Senza ulteriori indugi, vorrei iniziare dalla persona alla mia sinistra.

01:36 – 01:36

Dott.

01:36 – 01:38

Jessica Barker.

01:38 – 01:40

Negli ultimi due mesi ho avuto modo di conoscerti un po’.

01:40 – 01:44

Ehm… È davvero singolare.

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Si è unito a noi forte di una solida esperienza nel campo della sicurezza informatica e la affronta da un punto di vista umano.

01:51 – 01:59

Quindi, anche se spero che ognuno di noi abbia qualcosa di unico da offrire, posso dirvi che probabilmente non avete mai sentito parlare di ciò che ha fatto prima, ma passiamo a una breve presentazione.

01:59 – 02:03

Due libri, dibattiti in tutto il mondo.

02:03 – 02:15

È sempre in aereo, in giro per il mondo, a parlare con le persone, a parlare con aziende come la vostra su come preparare le persone ad affrontare situazioni a cui di solito non si è

02:15 – 02:15

di cui di solito non si parla.

02:15 – 02:18

Ma come le gestiscono davvero queste cose, vero?

02:18 – 02:20

Approfondiremo proprio questo argomento.

02:20 – 02:21

Grazie per essere qui.

02:21 – 02:22

Sì, assolutamente.

02:22 – 02:23

Va bene.

02:23 – 02:24

Ancora uno.

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Passiamo ora a Ricky Mayer.

02:26 – 02:38

Ehm, Ricky, sei appena entrato a far parte di Commvault, benvenuto a bordo, giusto? Sono solo pochi mesi, ma hai alle spalle oltre 25 anni di esperienza nel settore IT come dirigente senior, e ora sei il nostro vicepresidente di

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servizi globali e professionali di Commvault.

02:42 – 02:43

Ma…

02:43 – 02:54

una lunga carriera presso IBM, Kyndral, VMware, e, sapete, quando si lavora nel settore dei servizi professionali, non è quando le cose vanno bene che si viene messi alla prova.

02:54 – 02:56

La vera prova si presenta quando si affrontano delle sfide.

02:56 – 03:02

E chiaramente ne hai affrontate molte, e oggi ci trasmetterà un po’ di quella magia, quindi grazie per essere qui.

03:02 – 03:04

Va bene, ecco il grande protagonista.

03:04 – 03:05

A proposito,

03:05 – 03:11

Siete originari del Regno Unito, ma ora vivete negli Stati Uniti, a Dallas e a Fort Worth, giusto?

03:11 – 03:15

Zak viene da una piccola città chiamata Città del Capo, giusto?

03:15 – 03:18

È un volo breve, quindi.

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Un paesino.

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Sì, un piccolo villaggio.

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Io e Zak lavoriamo insieme abbastanza spesso.

03:24 – 03:27

Ehm… Siamo davvero fortunati ad averlo con noi.

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Il suo solido background tecnico, maturato sul campo… ah, un vero talento tecnico.

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Nel corso della mia carriera ho avuto il privilegio di lavorare con molte persone dotate di un’immensa competenza tecnica.

03:41 – 03:54

Non voglio esagerare, ma Zach è chiaramente al massimo della forma e oggi ci offrirà, come sapete, una visione davvero concreta e pratica e ci spiegherà come affrontare la questione da un

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strumenti.

03:54 – 03:57

Spero quindi di aver reso giustizia alla situazione.

03:57 – 03:59

Oggi qui sentirete la magia.

03:59 – 04:03

Detto questo, vorrei iniziare da te, Jessica.

04:03 – 04:11

Mentre ci preparavamo, hai tirato fuori un termine su cui tutti abbiamo bisogno di qualche chiarimento, ed è questo

04:11 – 04:13

“…pregiudizio dell’ottimismo…”.

04:13 – 04:18

Se potessi darci qualche spiegazione al riguardo, ci fornirebbe un ottimo punto di partenza per la sessione.

04:18 – 04:19

Certo.

04:19 – 04:31

Quindi, una cosa che trovo davvero utile nel campo della sicurezza informatica — dato che guardo sempre al lato umano — è che penso che possiamo imparare tantissimo dalle neuroscienze, dalla psicologia e dalla sociologia

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da queste discipline che analizzano il comportamento umano e i modi di pensare, ciò che ci spinge a scegliere e a compiere le azioni che compiamo. Tra

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I concetti e le approfondite ricerche nel campo delle neuroscienze ruotano attorno all’idea del “bias di ottimismo”.

04:48 – 04:55

Le ricerche dimostrano che l’80% delle persone in tutto il mondo è incline all’ottimismo.

04:55 – 05:04

E questo a prescindere dalla nostra provenienza, dal genere, dall’età, dall’etnia e dal contesto socioeconomico.

05:06 – 05:10

E guardiamo il mondo, il vasto mondo, e pensiamo che le cose stiano peggiorando.

05:10 – 05:17

Ma dal punto di vista dell’individuo, della famiglia, del gruppo, abbiamo questo «pregiudizio di ottimismo».

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In sostanza, pensiamo che le cose brutte non capiteranno proprio a noi.

05:21 – 05:26

E la ricerca… sono state condotte moltissime ricerche su questo argomento, molte delle quali condotte a Londra dal dottor

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Tali Sharot; quindi, se volete dargli un’occhiata, ve lo consiglio vivamente.

05:30 – 05:35

E questa ricerca si occupa in generale di aspetti quali la salute e il divorzio,

05:36 – 05:38

non pensano che possa succedere loro qualcosa di brutto.

05:38 – 05:42

Credo che questo abbia una grande rilevanza nel campo della sicurezza informatica.

05:42 – 05:54

Quando ho iniziato a documentarmi sull’argomento, ho pensato: «Ecco perché, quando presentiamo al consiglio di amministrazione tutte le statistiche che indicano che prima o poi è probabile che si verifichi un incidente, perché…?»

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potrebbero non prenderla sul serio.

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Perché pensano che sia una cosa che capita solo agli altri.

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Ma a noi non succederà.

05:59 – 06:06

E penso che questo abbia un impatto enorme su tutti gli aspetti della sicurezza informatica

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non da ultimo la gestione degli incidenti.

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E immagino che questo pregiudizio si accentui notevolmente quando si verificano eventi negativi.

06:15 – 06:15

Sì.

06:15 – 06:19

Perché pensano: “Questo va contro tutto ciò che avrei potuto immaginare”.

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Sì, è proprio così.

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Questo mina quel tipo di memoria muscolare, quella resilienza – individuale, di squadra e persino organizzativa – perché pensiamo: «Beh, non pensavamo che sarebbe successo…»

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accadesse.

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Quindi è un po’ uno shock e, sapete, gli strumenti, i processi e il…

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Gli aspetti umani della gestione degli incidenti semplicemente non sono stati presi in considerazione perché nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa del genere.

06:41 – 06:42

Capisco.

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E, solo per curiosità, una cosa.

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Probabilmente tutti conosciamo persone nella nostra vita che vedono il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

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Per citare la tua statistica, l’80% delle persone, a questo proposito, vede il bicchiere mezzo pieno.

06:54 – 06:55

Sì.

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% pieno, per usare l’analogia.

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Ma incontri delle persone e ce ne sono alcune che sembrano piene solo per metà, ma dentro di te pensi che, quando ci riflettono, quello è…

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dove si trovano ancora a quell’80.

07:07 – 07:15

E anche quella differenza tra un cinismo, forse diffuso in tutto il mondo, e il chiedersi come andranno le cose per te.

07:15 – 07:17

m

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E, a livello personale, è bene essere consapevoli delle proprie aspettative e del proprio ottimismo.

07:21 – 07:25

Non sto dicendo che dovremmo cercare di eliminare l’ottimismo.

07:25 – 07:31

Io stesso sono una persona ottimista e spesso mi rendo conto che in me entra in gioco il bias dell’ottimismo.

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L’ottimismo è

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fantastico. Non saremmo arrivati dove siamo come esseri umani se non fossimo ottimisti e, francamente, faremmo fatica ad affrontare la giornata se non avessimo un po’ di

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ottimismo. Quindi, invece di cercare di, ehm, crearlo

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Una cosa è riconoscerlo, un’altra è sfruttarlo quando ne abbiamo l’occasione.

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Quindi, invece di, sai, quel detto del tipo “non è se, ma quando” e cercare di spaventare la gente, possiamo dire: “Sai una cosa? È probabile che si verifichi un incidente, ma possiamo essere…”

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preparati.

08:03 – 08:05

Ci sono cose che possiamo fare per avere, ehm…

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strumenti a nostra disposizione, per mettere in atto delle procedure, e più ci prepariamo, più saremo resilienti.

08:12 – 08:17

Quindi, adottare una visione ottimistica di qualcosa che rappresenta una sfida.

08:18 – 08:26

E nel fare di tutto per aiutare le persone che rientrano in quella fascia del 20%, quanto è difficile?

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In che misura sono più o meno preparati, visto che nutrono un pregiudizio in senso opposto?

08:31 – 08:35

Avere un pregiudizio nei confronti dell’ottimismo può quindi rappresentare di per sé una sfida.

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Perché si potrebbe pensare: «Beh, le cose brutte succederanno sempre, quindi perché dovrei preoccuparmi?»

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Quindi questo tipo di messaggio sull’importanza di essere preparati, per quanto possa sembrare strano, in un certo senso va a vantaggio di entrambe le parti, il che è piuttosto utile.

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Sì, Ricky, sono sicuro che nei grandi progetti, quando le cose vanno male, giusto?

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Dove hai mai visto succedere una cosa del genere?

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Quindi, vedi, durante una crisi spesso non siamo all’altezza dei nostri piani relativi alle relazioni con gli investitori o di qualsiasi altro piano; spesso scendiamo al livello della nostra pratica operativa, giusto? I comportamenti consolidati spesso prevalgono

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le grandi intenzioni e la risposta agli incidenti — o, come la chiamo io, la resilienza agli incidenti — è proprio questo: è un obiettivo

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ma senza pratica e senza comportamenti ben consolidati in quel modello mentale e in quella memoria muscolare mentale.

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E se il tuo primo disastro è l’occasione in cui fai la tua prima prova, il risultato non sarà la resilienza, ma cattiva pubblicità.

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Quindi, per aggiungere qualcosa a quanto detto da Jessica sul bias dell’ottimismo, spesso tendiamo a dimenticare che noi, in quanto esseri umani, dobbiamo poi esaminare i processi e gli strumenti a nostra disposizione, metterli in pratica

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in questo mondo estremamente complesso in cui viviamo oggi.

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E questa mattina i nostri relatori principali ci hanno spiegato che la tecnologia, il panorama, tutto ciò che ci circonda sta diventando sempre più complesso.

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E in quell’ambiente così variegato e complesso,

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avere, in primo luogo, un pregiudizio ottimistico e, in secondo luogo, questa falsa sensazione di sicurezza derivante dal fatto che abbiamo dei piani ma non li abbiamo realmente testati o messi in pratica, non fa altro che esporci a ulteriori

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fallimenti e successi.

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Questo mi fa venire in mente che, se facessimo un sondaggio per alzata di mano o andassimo a parlare con tutti voi, sono sicuro che molti direbbero: «Ehi, sentite, potrei essere ottimista quanto voglio e voglio esserlo»

10:30 – 10:34

«Siamo pronti, ma non abbiamo il budget, non abbiamo il tempo, non abbiamo le persone giuste».

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Quindi immagino che quando quei

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Ci saranno forze che si opporranno alla tendenza all’ottimismo, e anche quella sarà una forza da non sottovalutare, giusto?

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Cioè, vorrei farlo, ma l’istituzione per cui lavoro non può permetterselo, non riesce a realizzarlo.

10:47 – 10:52

Quindi forse potremmo approfondire un po’ anche questo aspetto man mano che andiamo avanti, perché probabilmente te ne rendi conto, vero Zak?

10:52 – 10:58

Insomma, quando capitano cose difficili, cosa succede a queste persone?

10:58 – 11:04

Come reagiscono nel bel mezzo della situazione, sotto pressione, per così dire?

11:05 – 11:08

Perché bisogna rendersi conto che sono pur sempre esseri umani.

11:08 – 11:11

Non importa quante volte ti sei allenato a fare qualcosa.

11:11 – 11:19

Sebbene l’esercizio e la pratica siano di grande aiuto, è essenzialmente in questo modo che si acquisisce la propria resilienza.

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Ma le persone si nascondono quando si verificano degli incidenti.

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Si nascondono.

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Stanno cercando di nascondere le tracce.

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Controllano se non sia stato un loro errore, per poi iniziare a darsi la colpa a vicenda e così via.

11:33 – 11:40

E questo, in sostanza, deriva dal fatto che inizialmente non è stato testato a sufficienza.

11:41 – 11:46

Un piano di resilienza informatica o di Recovery informatico: il piano esiste, ma non è stato testato a sufficienza.

11:46 – 11:56

E non appena lo si mette in pratica, diventa un riflesso condizionato e tutti sanno esattamente cosa fare al momento giusto,

11:56 – 12:00

allora quel tipo di comportamento non si verifica più.

12:00 – 12:06

Il che è interessante anche perché ho sentito le tue statistiche e mi sarebbe piaciuto portarne alcune anch’io.

12:07 – 12:10

Ma in questo contesto, che ruolo svolge l’assicurazione?

12:10 – 12:17

Ah, beh, come hai detto tu, non vogliamo… non vogliamo pagare l’assicurazione, giusto?

12:17 – 12:20

Ci troviamo già a dover affrontare quel tipo di spesa.

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Ma in che modo questo si ricollega al bias di ottimismo?

12:23 – 12:25

Perché, ehm…

12:25 – 12:28

Perché continuiamo a pagare l’assicurazione auto e quella sanitaria?

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È un punto di vista interessante.

12:30 – 12:36

Se pensiamo all’assicurazione sanitaria o all’assicurazione sulla vita, come vengono classificate?

12:36 – 12:42

Non vengono presentate come assicurazioni contro la malattia o contro il decesso.

12:42 – 12:49

Quindi, ancora una volta, possiamo imparare qualcosa da quei settori e dal fatto che ciò non è avvenuto per caso.

12:49 – 12:52

In questo caso entra in gioco la “presentazione”.

12:52 – 12:54

Per attirare l’attenzione delle persone.

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Piuttosto che prendersi cura della propria famiglia.

12:56 – 12:56

Esatto.

12:56 – 12:57

Spingerlo in avanti.

12:57 – 12:58

Giusto.

12:58 – 12:58

Sì.

12:58 – 12:59

Pensa alle pubblicità che vedi.

12:59 – 13:02

Potete immaginare il contesto in cui si inserisce tutto questo.

13:02 – 13:07

È una visione decisamente ottimistica e positiva di cose che, in sostanza, sono negative.

13:07 – 13:08

Sì.

13:08 – 13:16

Vorrei solo fare una breve pausa per dirvi che qui hanno alzato l’aria condizionata perché quassù stavamo perdendo libbre a un ritmo vertiginoso.

13:16 – 13:17

Posso parlare a titolo personale.

13:17 – 13:20

È stato incredibile, che miracolo si è appena verificato.

13:20 – 13:21

Ok

13:23 – 13:28

Riesci a immaginare che State Farm ti faccia stipulare un’assicurazione sulla vita?

13:28 – 13:29

Come un buon vicino.

13:29 – 13:36

Cavolo, è una frase che suona proprio bene.

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Ma nel campo della sicurezza informatica, spesso vediamo le cose in modo opposto.

13:39 – 13:39

È vero.

13:39 – 13:40

Sì.

13:40 – 13:44

Non stiamo seguendo l’esempio di un’azienda già affermata.

13:44 – 13:44

Sì.

13:44 – 13:46

E questo non è un mio segreto.

13:46 – 13:52

Molte delle cose che apporto alla sicurezza informatica non le sto inventando né sto reinventando la ruota.

13:53 – 14:04

Prendo spunto da conoscenze già note, insomma, da ricerche già disponibili a cui chiunque può attingere anche in ambiti diversi dalla sicurezza informatica, e le applico a questo settore.

14:04 – 14:09

E potremmo compiere enormi progressi se prestassimo maggiore attenzione a quei settori.

14:09 – 14:14

E penso che lo faremo, ma se pensiamo alle neuroscienze, alla psicologia, alla sociologia, al marketing… c’è davvero tanto da imparare.

14:14 – 14:23

Quindi, a tal fine, non ti sto chiedendo di svendere tutto, perché so che ci guadagni una bella somma, ma se ci fossero un paio di…

14:23 – 14:34

in termini di spunti chiave, se dovessi riassumere brevemente ciò che fai durante un intervento, quali sono un paio di aspetti fondamentali che vorresti che il tuo pubblico tenesse a mente quando conduci uno dei tuoi

14:34 – 14:35

questi?

14:35 – 14:46

Sì, dipende, ma per quanto riguarda questa conversazione in particolare, penso che uno degli aspetti sia che nel campo della sicurezza informatica spesso facciamo leva sulla paura, non è vero, per cercare di diffondere il nostro messaggio.

14:46 – 14:50

E capisco che la gente pensi che possiamo incutere timore.

14:51 – 14:53

qualcuno a comportarsi in un certo modo.

14:53 – 14:55

In realtà non funziona proprio così.

14:55 – 14:58

Usare la paura per cercare di modificare un comportamento è molto complicato.

14:58 – 15:01

E noi

15:01 – 15:04

La usiamo come una specie di martello.

15:04 – 15:09

Ciò su cui possiamo invece riflettere è come inquadrare il nostro messaggio.

15:09 – 15:12

Possiamo pensare di lavorare sui pregiudizi umani.

15:12 – 15:14

Perché i pregiudizi esistono.

15:14 – 15:16

Allora, come possiamo strutturare il nostro messaggio?

15:16 – 15:28

Ad esempio, se vogliamo che un consiglio di amministrazione o un team si eserciti nella gestione degli incidenti, allora, invece di cercare di spaventarli facendogli credere che sia importante, possiamo optare per una presentazione realistica.

15:28 – 15:29

della minaccia.

15:29 – 15:31

Ma se ci alleniamo, questo ci rende più

15:31 – 15:33

resilienti.

15:33 – 15:35

E quella resilienza deriva dalla ripetizione.

15:35 – 15:37

Quindi, considerando quella prospettiva più ottimistica.

15:37 – 15:42

Ok, ne abbiamo parlato un po’ quando eravamo a Las Vegas, se ricordo bene.

15:43 – 15:51

Fai qualcosa di così unico che, se qualcuno dice: “Wow, devo assolutamente contattare Jessica o qualcun altro”.

15:51 – 15:53

Come lo proponi all’interno dell’azienda?

15:53 – 15:55

È un concetto davvero unico.

15:55 – 16:02

Non fa parte di… probabilmente tutti quelli seduti qui staranno pensando: “Wow, non avevo idea che qualcuno facesse una cosa del genere”, vero?

16:02 – 16:12

Quando si individuano strategie efficaci per vendere i propri servizi e farsi strada fino al team esecutivo, quali sono alcuni modi per riuscirci?

16:12 – 16:16

Sì, lo faccio da 15 anni.

16:16 – 16:20

All’inizio, ho sicuramente faticato molto di più sotto questo aspetto.

16:21 – 16:31

E credo che uno degli aspetti sia che nel settore della sicurezza informatica si stia diffondendo sempre più la consapevolezza che le persone sono al centro della sicurezza informatica tanto quanto gli strumenti o…

16:31 – 16:33

i processi.

16:33 – 16:39

Ma, in sostanza, spesso è necessario un certo livello di maturità culturale all’interno di un’organizzazione.

16:39 – 16:50

E purtroppo spesso è necessario vivere in prima persona un incidente, o vedere un’organizzazione simile alla nostra che lo subisce, perché questo rompe il

16:50 – 16:51

a scapito dell’ottimismo.

16:53 – 16:55

Immagino che si possa considerare un’arma a doppio taglio.

16:55 – 17:03

Da un lato è un peccato che ci voglia proprio questo, ma dall’altro, se deve essere proprio questo il catalizzatore – e non sei tu né magari un tuo pari – allora vai avanti.

17:03 – 17:04

Giusto.

17:04 – 17:05

Fantastico.

17:05 – 17:06

Grazie.

17:08 – 17:13

Non ho chiesto a Jessica: «Ehi, spiegami tutto nei dettagli perché è affascinante».

17:13 – 17:17

Credo che per tutti noi che proveniamo da un ambito tecnico sia davvero eccellente.

17:17 – 17:19

Quindi sì, assolutamente.

17:20 – 17:21

Va bene.

17:21 – 17:27

Allora, Ricky, quando abbiamo parlato, mi parlavi del “minimo funzionante”.

17:27 – 17:35

Interessante, se ne è parlato molto nel keynote di stamattina, ma non abbiamo eliminato quel termine di proposito; è solo un po’ nascosto dietro il concetto di “livello successivo”.

17:35 – 17:38

Allora, ti va di parlarne un po’?

17:38 – 17:38

Certo.

17:38 – 17:42

Quindi, per tornare al detto “la pratica rende perfetti”, giusto?

17:42 – 17:44

Ma come ci si allena e su cosa ci si allena?

17:44 – 17:57

Se si considera un ecosistema di grandi dimensioni, ci si trova di fronte a un sistema tecnologico talmente vasto ed eterogeneo che gestisce la propria attività: come si fa a sapere da dove cominciare a fare pratica?

17:57 – 17:59

e con quale frequenza ci si allena, giusto?

17:59 – 18:08

Quindi, in Commvault abbiamo parlato del concetto di “minimo funzionante” (minimal viable) e ciò che questo significa in realtà è avvalersi di strumenti come la valutazione BIA (Business Impact Analysis), che conduciamo da molti anni.

18:08 – 18:09

anni.

18:09 – 18:11

Si inizia a definire ciò che è fondamentale per la propria attività.

18:11 – 18:16

Pertanto, Active Directory potrebbe essere fondamentale per la missione aziendale, proprio come un sistema di gestione dei pazienti.

18:16 – 18:26

E lo si descrive così: «Sai una cosa? È da questo che inizierò, perché se dovesse verificarsi una violazione e il sistema venisse messo fuori uso, è questo che voglio ripristinare per primo».

18:26 – 18:35

E poi si passa, come sapete, dai sistemi mission-critical a quelli business-critical, che potrebbero essere la posta elettronica, le comunicazioni, le altre applicazioni e i carichi di lavoro.

18:35 – 18:38

E poi si definiscono le applicazioni di supporto

18:38 – 18:45

Una volta che saranno operative, insieme alle applicazioni mission-critical, business-critical e di supporto, avrete a disposizione l’intero ambiente operativo.

18:45 – 18:50

Ricordate: spesso, quando parliamo di gestione degli incidenti, pensiamo alla sicurezza.

18:50 – 18:58

La gestione degli incidenti è necessaria sia come processo che come conoscenza istituzionale, non solo per gli incidenti legati alla sicurezza.

18:58 – 19:01

Potreste avere un software difettoso che potrebbe mandare in tilt il vostro sistema.

19:01 – 19:08

Potreste avere un’intelligenza artificiale, un software di IA agente, che potrebbe fare qualcosa, potrebbe chiamare

19:08 – 19:10

e disattivare il tuo ambiente.

19:10 – 19:13

A mio avviso, la risposta agli incidenti va oltre la semplice sicurezza.

19:13 – 19:17

Aiuta davvero a definire la capacità operativa della vostra azienda, vero?

19:17 – 19:27

Ed è proprio per questo che il concetto di “protocollo di missione” o di “minimo funzionante” entra in gioco per aiutarti a definire concretamente le tue applicazioni e i tuoi carichi di lavoro e poi iniziare a creare test e…

19:27 – 19:28

procedure ad essi correlate.

19:28 – 19:37

L’altra cosa che vorrei sottolineare brevemente è che, se si esamina il quadro di riferimento del NIST per la risposta agli incidenti, la pubblicazione speciale 861,

19:38 – 19:51

spesso suddivide la risposta agli incidenti in quattro fasi ben definite: preparazione, rilevamento, contenimento, eliminazione, Recovery e, infine, rivalutazione e ripetizione della

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linea di base.

19:52 – 19:58

Beh, il problema di tutta questa nozione di ripristino, come abbiamo sentito oggi, è che crea dei punti ciechi.

19:58 – 19:59

Perché, in fondo, cosa si sta realmente recuperando?

19:59 – 20:01

Quanto ti fidi di ciò che stai recuperando?

20:01 – 20:04

Quei dati sono davvero affidabili?

20:04 – 20:07

Sono previsti controlli di integrità?

20:07 – 20:13

E penso che sia proprio per questo che il NIST debba riconsiderare ciò che definisce “recupero” e magari pensare a una “ricostruzione”.

20:13 – 20:19

Perché, sapete, per me il “recupero” è essenzialmente come avere un muro danneggiato e metterci delle toppe.

20:19 – 20:22

Beh, non è poi così elegante: stai semplicemente rattoppando il muro.

20:22 – 20:25

Ricostruire significa essenzialmente ricostruire quel muro seguendo un progetto ben definito.

20:26 – 20:37

Ed è proprio per questo che, se dai un’occhiata alle nostre soluzioni come Cloud Rewind e altre, in realtà ti aiutiamo a ricostruire l’intero stack applicativo, giusto, con dati noti e validi.

20:37 – 20:42

E ora avete fiducia nel processo di Recovery grazie a questa procedura ben collaudata.

20:42 – 20:50

Quindi, in definitiva, non considerate la risposta agli incidenti solo come una questione di sicurezza.

20:50 – 20:53

Si tratta di qualsiasi cosa che possa causare l’interruzione dell’attività della vostra azienda.

20:53 – 20:57

Non è possibile sistemare tutto nel giro di un minuto, vero?

20:57 – 21:05

L’obiettivo della risposta agli incidenti è fondamentalmente quello di individuare in pochi secondi ciò che richiede minuti per essere risolto e di mantenere la resilienza nel lungo periodo.

21:05 – 21:09

Ed è per questo che è necessario stabilire quale sia il livello minimo necessario per la propria azienda.

21:09 – 21:12

Quindi, in questo senso…

21:12 – 21:14

Vorrei solo fare un sondaggio per alzata di mano.

21:14 – 21:17

Utilizziamo la Wayback Machine e scegliamo un periodo di 10 anni.

21:17 – 21:23

E andavamo in giro a dire a tutti: «Ehi, abbiamo questo servizio incredibile», non noi, ma Commvault, cioè il settore.

21:23 – 21:25

Effettueremo la mappatura delle applicazioni.

21:25 – 21:32

Perché, prima ancora di poter passare a una discussione più ampia su questo argomento, è necessario comprendere il livello di interconnettività.

21:33 – 21:34

E io sono

21:34 – 21:38

di dire che sono una persona che vede il bicchiere mezzo pieno, giusto per far sì che Jessica lo sappia.

21:39 – 21:45

Ma come settore ci abbiamo provato con tutte le nostre forze e abbiamo fallito con tantissime iniziative.

21:45 – 21:53

Se me lo chiedete – anzi, non ve lo chiederò nemmeno perché la gente vorrà alzare la mano – ehi, avete una mappa completa delle applicazioni?

21:53 – 21:56

Scommetto che non vedremo molte mani alzate.

21:56 – 22:04

E va bene così, forse, perché ora che abbiamo sollevato la questione, possiamo risolvere il problema a un diverso livello di astrazione.

22:04 – 22:09

Ma sono solo curioso di sapere cosa ne pensi, perché probabilmente anche tu ci sei passato, vero, in quella prima fase.

22:09 – 22:10

Ti è d’aiuto?

22:11 – 22:17

Devi comunque definire il concetto di “minimal viable”, ma ti è d’aiuto il fatto di aver ricavato quella mappatura più dettagliata delle applicazioni?

22:17 – 22:20

Non solo la mappatura delle applicazioni, ma anche quella dei dati.

22:20 – 22:23

Le tue applicazioni sono essenzialmente consumatori di dati.

22:23 – 22:31

E, in fin dei conti, un malware ransomware o qualsiasi avversario che cerchi di compromettervi non lo fa perché ama la vostra applicazione.

22:31 – 22:34

Questi sono gli obiettivi di Power Tools, ovvero i dati, giusto?

22:34 – 22:39

Quindi non è assolutamente possibile che siano i tuoi dati a decidere, e i nostri servizi di attacco sono semplicemente fuori controllo.

22:39 – 22:43

E tu ti stai chiedendo se abbiamo mai saputo dove si trova la nostra applicazione.

22:44 – 22:51

Forse negli anni ’70 e ’80, quando esistevano le applicazioni client-server o un terminale collegato a un mainframe.

22:51 – 22:55

Oggi si sta sviluppando una delle… si sta passando dalla creazione

22:57 – 22:59

Si stanno avviando delle macchine virtuali.

22:59 – 23:06

Avete a disposizione l’intero processo DevSecOps che avvia le applicazioni al volo e i dati risiedono ovunque.

23:06 – 23:15

E credo che sia proprio per questo che è fondamentale disporre di quella visibilità end-to-end: chi possiede i dati, chi vi accede, dove si trovano i controlli.

23:15 – 23:19

E questi principi fondamentali per “mangiare verdure in tutta sicurezza” hanno fatto molta strada.

23:19 – 23:22

Bisogna comunque assicurarsi di “mangiare verdure sicure”.

23:22 – 23:26

Controllo degli accessi tramite la gestione delle identità,

23:26 – 23:32

ha dimostrato che non vi è alcuna certezza che tutti quei movimenti laterali tra i punti indicati siano sicuri.

23:32 – 23:43

Poiché la vostra capacità di reagire agli incidenti, o come la chiamo io, la resilienza agli incidenti – che comprende la risposta, il ripristino e l’integrazione nella resilienza agli incidenti – dipende da come

23:43 – 23:44

sei disposto ad adattarti all’ambiente.

23:45 – 23:48

Ok, allora, Zach, devo farti una domanda.

23:49 – 23:51

Siamo tutti oberati di lavoro, vero?

23:51 – 23:58

Tutti quelli con cui lavori, e quando entri in scena, li sostieni con le tue incredibili competenze, competenze che loro non possiedono.

23:58 – 24:00

Ma i tuoi colleghi non hanno tempo per farlo?

24:00 – 24:10

Insomma, queste sono cose importanti, come sottolinea Ricky, ma quando si passa alla pratica, perché non riusciamo a portare a termine almeno una parte di questo lavoro?

24:10 – 24:13

Cosa impedisce alle persone di dare un nome a tutto questo?

24:13 – 24:16

Beh, perché in realtà ci sono un sacco di cose.

24:16 – 24:20

Direi innanzitutto la cultura.

24:21 – 24:32

Ci sono questi reparti che, soprattutto nelle aziende più datate, e vorrei sottolineare l’importanza della mappatura delle applicazioni: se la tua applicazione ha due mesi,

24:32 – 24:34

sai esattamente di cosa si tratta.

24:34 – 24:42

Quando compie due anni ed è come se ci fossero tentacoli ovunque, allora non hai proprio idea di cosa stia succedendo.

24:42 – 24:47

Ed è proprio così che, nelle aziende più consolidate, si sviluppano queste culture.

24:48 – 24:53

Il responsabile della sicurezza, quello dei backup, quello degli endpoint, e tra loro non c’è intesa.

24:53 – 24:57

Lavori con i tuoi colleghi, vero?

24:57 – 25:05

Ieri ho detto a qualcuno che ho 30 anni di esperienza nel settore IT e che 17 di questi sono stati dedicati alla sicurezza.

25:06 – 25:18

In nessuno di quei 17 anni ho mai incontrato i miei colleghi di riserva, il che è assurdo perché, in fin dei conti, se ci pensi bene, cosa faccio io come addetto alla sicurezza?

25:18 – 25:23

Non mi occupo né della sicurezza delle persone né delle loro auto.

25:23 – 25:27

Mi occupo anche della sicurezza dei dati, proprio come i ragazzi del backup.

25:29 – 25:38

Credo che nelle aziende e nelle culture organizzative dobbiamo cambiare il modo in cui consideriamo i ruoli di ciascuno e ciò che effettivamente facciamo in quel contesto.

25:38 – 25:49

Il mio compito è implementare firewall, IPS, SIM, SOC e tutte quelle soluzioni utili, oltre a occuparmi dell’analisi forense, dei test di stress e dell’architettura.

25:49 – 25:54

Il motivo di tutto ciò sta semplicemente in ciò che ognuno sta facendo lì.

25:54 – 26:04

E si tratta di creare quei dati, sviluppare le applicazioni e fornire il servizio alla gente comune, o all’esterno,

26:05 – 26:08

Jessica, ho percepito che eri con il fiato sospeso.

26:08 – 26:10

Come si fa a superare questa situazione?

26:10 – 26:17

Insomma, per cambiare questa mentalità, bisogna promuovere il prodotto in modo completamente diverso.

26:17 – 26:19

Mi fa piacere che Sark abbia tirato in ballo la cultura.

26:20 – 26:28

E, come ha sottolineato anche Ricky, quando si verifica un incidente o ci si prepara ad affrontarlo, la questione va ben oltre la semplice sicurezza.

26:28 – 26:35

E sì, certo, stiamo parlando di infrastrutture, stiamo parlando di backup, ma stiamo anche pensando all’intera organizzazione.

26:37 – 26:40

Pensiamo alla cultura aziendale e a come tutti possano esserne influenzati.

26:40 – 26:46

Quindi, mentre Ricky parlava, stavo riflettendo su ciò che è successo nel Regno Unito quest’anno.

26:46 – 26:56

Sono originario del Regno Unito, ora vivo a Las Vegas, ma quest’anno ho trascorso molto tempo in patria, e uno dei miei posti preferiti è Marks & Spencer.

26:57 – 27:03

I negozi di Marks & Spencer sono molto grandi, come tutti sanno, davvero enormi e molto lunghi.

27:03 – 27:14

Un episodio di quest’anno: ero lì il primo giorno, stavo cercando di comprare un po’ di generi alimentari con la mia carta, ma non funzionava e pensavo: «Ma cosa sta succedendo qui?», e si è scoperto che era il giorno

27:14 – 27:20

in cui si è verificato un attacco informatico che ha reso inaccessibile il loro sito web; ho perso il conto di quanto tempo sia durato, ma stiamo parlando di mesi.

27:20 – 27:23

Catena di approvvigionamento: gli scaffali sono vuoti.

27:23 – 27:31

Stavo entrando da Marks & Spencer e gli scaffali erano vuoti oppure c’era un solo prodotto che occupava praticamente un intero scaffale.

27:31 – 27:35

Quindi c’erano tipo un centinaio di bottiglie di Coca-Cola invece della solita selezione.

27:35 – 27:39

E così stavo chiacchierando con tutti quelli che si trovavano lì nel reparto vendite.

27:39 – 27:42

Entro nella caffetteria e faccio due chiacchiere con i dipendenti.

27:42 – 27:46

Non dico loro che lavoro nel campo della sicurezza informatica, ma mi limito a dire: «Oh…»

27:46 – 27:47

non avete avocado.

27:47 – 27:50

Ha qualcosa a che fare con l’incidente informatico?

27:50 – 27:53

E ho trovato davvero interessante il modo in cui hanno risposto.

27:54 – 28:00

Innanzitutto, e questo è successo con tutte le persone con cui ho parlato, hanno ammesso quanto fosse difficile per loro.

28:00 – 28:02

E hanno detto: «Veniamo qui ogni giorno».

28:02 – 28:04

Non sappiamo cosa ci aspetta.

28:04 – 28:14

Non sappiamo se arriveremo senza merce da consegnare o da fornire ai clienti, oppure se ci troveremo in una situazione simile a quella della settimana prima di Natale e saremo sommersi da

28:14 – 28:15

commercio.

28:15 – 28:21

Ci sono clienti che ci chiedono se abbiamo XYZ e non riusciamo a verificarlo nei nostri sistemi, quindi non lo sappiamo.

28:21 – 28:23

Quindi si rendevano conto di quanto fosse grave la situazione.

28:23 – 28:29

E poi dicevano: «Ma siamo davvero fortunati perché lavoriamo tutti così bene come squadra».

28:29 – 28:31

Ci sosteniamo a vicenda.

28:31 – 28:34

Riceviamo continuamente notizie dalla sede centrale.

28:34 – 28:41

E in diverse occasioni ho potuto constatare quanto rispetto nutrissero per il team di sicurezza.

28:41 – 28:45

Dicevano cose del tipo: «Il team tecnico sta lavorando sodo per risolvere la situazione».

28:45 – 28:47

E lavorano senza sosta.

28:47 – 28:52

Ho sentito dire che dormono in ufficio e si fanno portare la pizza.

28:52 – 28:54

E questo, tra l’altro, era ben lontano dalla sede centrale.

28:54 – 28:57

Si trova nel nord-est dell’Inghilterra, rispetto a Londra.

28:57 – 28:59

E ho pensato che ci fosse davvero molto da imparare da questa esperienza.

28:59 – 29:02

E ho continuato a pensare a Wang.

29:02 – 29:03

E mi sono chiesto: beh, perché io…

29:03 – 29:04

Mi piace andare da Marks & Spencer?

29:04 – 29:10

È come se fosse un marchio che ispira fiducia e avesse una propria personalità.

29:10 – 29:17

E da questo posso solo dedurre che si tratti di qualcosa di interno, oltre che di qualcosa che si proietta all’esterno.

29:17 – 29:20

Quindi la comunicazione è qualcosa da cui possiamo imparare.

29:20 – 29:27

Il rispetto che proveniva dai vertici dell’organizzazione e si estendeva a tutti i livelli viene poi a sua volta ricambiato.

29:27 – 29:30

E questo non si costruisce in un solo episodio.

29:30 – 29:33

Si costruisce nel corso degli anni attraverso una cultura aziendale

29:33 – 29:36

quando le cose vanno bene, per poi essere messa alla prova quando le cose vanno male.

29:36 – 29:38

È interessante.

29:38 – 29:44

Un altro fattore che rende tutta questa faccenda molto complicata è che oggi viviamo in un mondo in cui la responsabilità è condivisa, giusto?

29:44 – 29:54

Pertanto, oggi le aziende non devono solo fare i conti con i compartimenti stagni presenti all’interno dei propri team IT, legale, di supporto e di gestione dei database delle applicazioni.

29:54 – 29:59

ma gestiscono anche un ambiente in cui i carichi di lavoro sono cost-

30:05 – 30:09

Inoltre, ci sono anche i fornitori di servizi di integrazione (SI) che vi aiutano a realizzare integrazioni personalizzate e cose del genere.

30:09 – 30:12

Allora, da dove nasce davvero la responsabilità?

30:12 – 30:23

Perché è necessario tenere conto del modello di responsabilità condivisa in cui ci siamo inseriti intenzionalmente, in cui abbiamo la sicurezza dell’infrastruttura, la sicurezza del cloud, della

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applicazioni e infrastrutture on-premise.

30:25 – 30:35

E nel contesto della responsabilità condivisa, anche se tutti comprendono la necessità di costruire una cultura dell’igiene informatica, questo rappresenta il problema principale.

30:35 – 30:41

E questo impedisce alle persone di elaborare davvero questi piani di risposta agli incidenti e di metterli alla prova.

30:41 – 30:47

E penso che le aziende che vinceranno questa battaglia saranno quelle che si impegnano consapevolmente a creare un pubblico condiviso.

30:47 – 30:54

Allora, sapete una cosa? È importante che tutti i nostri partner collaborino con noi per elaborare questi piani e poi metterli in pratica.

30:54 – 30:59

Perché in caso di crisi, dovrete fare affidamento sulla matrice di responsabilità condivisa.

30:59 – 31:03

E su ogni attore coinvolto per aiutarvi a riprendervi.

31:04 – 31:09

Sì, un punto interessante e, Zach, quando hai detto: «Ehi, non ho parlato con loro».

31:09 – 31:11

Non è che non ti piacessero.

31:11 – 31:14

Non è che avessi qualche pregiudizio negativo o qualcosa del genere nei loro confronti.

31:14 – 31:16

È solo che pensavi: «Ho un sacco di lavoro da fare».

31:16 – 31:19

Questo è quello che faccio.

31:19 – 31:25

E deve andare ben oltre quella specifica area verticale all’interno dell’organizzazione.

31:25 – 31:26

Ragazzi, noi addetti alla sicurezza.

31:26 – 31:30

Pensiamo molto a noi stessi, vero?

31:30 – 31:30

Sì.

31:33 – 31:33

la linea.

31:33 – 31:35

Il top di gamma.

31:35 – 31:35

Giusto.

31:35 – 31:39

E mi chiedo anche se sia stato previsto qualcosa per incoraggiarti a parlare.

31:39 – 31:40

Assolutamente no.

31:40 – 31:42

O per imparare insieme.

31:42 – 31:47

Possiamo dire, possiamo considerarlo come se non l’avessimo fatto.

31:47 – 31:49

Ma l’organizzazione l’ha favorito?

31:49 – 31:53

Era qualcosa che era stato previsto per incoraggiare?

31:53 – 31:55

Sì, è… impossibile.

31:55 – 32:01

Ed è per questo che dico alla gente che bisogna…

32:01 – 32:07

portare i propri collaboratori chiave in giro per tutta l’infrastruttura e offrire loro una birra ogni settimana.

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Devono parlarsi tra loro.

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Anche se non si tratta di collaborazione o altro, devono conoscere il nome, il numero di telefono e il ruolo di ciascuno all’interno dell’organizzazione affinché tutto funzioni senza intoppi.

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Perché così stai creando divisioni, senza rendertene conto, stai creando divisioni all’interno dell’intera organizzazione dall’interno verso l’esterno e non c’è modo di… non c’è…

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collegamenti di vera comunicazione aperta tra loro.

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Ricordo un’organizzazione, durante il lockdown, che faceva davvero fatica a capire come far interagire tra loro questi team, specialmente ora che non si trovavano nello stesso

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ufficio, capisci, e hanno costruito con i Lego.

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Hanno inviato un piccolo kit di Lego a ciascuno individualmente, li hanno riuniti su Zoom, Teams o qualsiasi altra piattaforma, e tutti hanno costruito con i Lego a casa, separati gli uni dagli altri, ma

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insieme.

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E ha funzionato.

33:01 – 33:04

Semplice, a un prezzo ragionevole, e ha rafforzato lo spirito di squadra.

33:04 – 33:05

Che ironia.

33:05 – 33:06

Siamo al keynote.

33:06 – 33:09

Ci sono agenti che agiscono in modo automatico.

33:09 – 33:11

Ci saranno persone su Marte.

33:11 – 33:16

E noi stiamo letteralmente parlando solo di Lego, pizza e di come passare il tempo.

33:16 – 33:18

Ma è tutto vero, giusto?

33:18 – 33:24

Pensiamo a cose di livello molto più alto, ma ci sono semplicemente alcune cose fondamentali a cui dobbiamo tornare.

33:24 – 33:28

Allora, Zach, a proposito di questo, ehm, abbiamo sentito parlare di “res ops”.

33:28 – 33:30

È di tendenza

33:30 – 33:32

su Twitter o su X.

33:32 – 33:34

Scusa, mio Dio, ho usato il termine obsoleto.

33:34 – 33:35

Allora.

33:35 – 33:37

Parlaci di questo.

33:37 – 33:44

Voglio dire, so che è una tendenza che stiamo cercando di creare, ma c’è qualcosa di reale sotto sotto, giusto?

33:44 – 33:54

Perché gli strumenti, l’interconnessione, chiamiamola come vogliamo, hanno comunque alla base elementi concreti che rendono le operazioni di risorse umane una realtà.

33:54 – 34:03

Quindi, magari dal punto di vista degli strumenti e di come stiamo considerando queste operazioni di resilienza, ci dia un’idea di cosa significhi davvero a livello pratico?

34:06 – 34:09

Quindi le Res Ops sono…

34:10 – 34:17

Beh, ci sono gli strumenti, le persone e i processi, ma se non si effettuano i test… torno proprio alla questione dei test, Chris.

34:17 – 34:24

Devi continuare… Se non li metti alla prova, ti ritrovi con tutti questi strumenti a cui sei abbonato da anni e anni.

34:24 – 34:30

È come il mio… abbonamento a un campo pratica di golf dove…

34:30 – 34:31

ehm

34:31 – 34:38

Ci sono andato due volte in due anni e alla fine ho speso migliaia per quelle due volte.

34:38 – 34:47

Quindi hai tutti questi strumenti per cui paghi, a cui ti abboni e per cui acquisti dei server, e che girano lì in background.

34:47 – 34:50

ehm

34:50 – 35:00

Se non sai come usarli e ti trovi di fronte a un incidente, finiranno semplicemente per rallentare il tuo intervento.

35:00 – 35:08

Francamente, quegli strumenti sono anche qualcosa che devi ripristinare una volta che le cose vanno a rotoli, giusto?

35:08 – 35:16

Ehm… Quindi gli strumenti non sono nulla di cui… Francamente direi alle aziende di non preoccuparsi nemmeno degli strumenti al momento, perché

35:17 – 35:24

Perché se non lo fate, se i vostri collaboratori non sanno come comportarsi, ad esempio se vi trovaste in un incidente proprio ora, cosa fareste?

35:24 – 35:25

Come vi comportate?

35:25 – 35:27

Qual è la prossima cosa che farai?

35:27 – 35:30

Ora, capisco la questione dell’ottimismo.

35:30 – 35:40

È solo che, per far sì che il cliente adotti questa mentalità, non si può dire che sia tutto semplicemente…

35:40 – 35:41

ehm

35:42 – 35:44

tutto rose e fiori, giusto?

35:44 – 35:46

Devi dire cosa succederà.

35:46 – 35:54

Altrimenti, se continui a essere ottimista, diranno semplicemente: «Allora non sembra che ne abbiamo bisogno, vero?»

35:54 – 35:56

Sì, sono d’accordo.

35:56 – 35:59

Non si tratta di negare che la cosa negativa accadrà.

35:59 – 36:06

Si tratta di parlare di qualcosa di negativo in un modo che riesca comunque a coinvolgere le persone.

36:06 – 36:08

Lo stesso vale quando sensibilizzo sulle minacce.

36:08 – 36:10

Sai, vado in giro a sensibilizzare le persone.

36:10 – 36:12

Realizzo materiale di sensibilizzazione.

36:13 – 36:13

e

36:13 – 36:16

E ovviamente mi riferisco agli aspetti negativi.

36:16 – 36:20

Non posso sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza informatica senza parlare delle minacce.

36:20 – 36:27

Ma bisogna farlo in modo proporzionato, in modo che le persone non pensino che si stia esagerando per il proprio tornaconto.

36:27 – 36:37

E poi pensare a come si possano responsabilizzare e dare potere alle persone, anche quando si parla di qualcosa di negativo, in modo che sentano di potersi comunque confrontare con l’argomento.

36:37 – 36:39

E non appena…

36:39 – 36:41

beh, ovviamente, non si aspetta che l’incidente accada.

36:41 – 36:43

Ma non appena fai una cosa del tipo…

36:43 – 36:55

esercitazione virtuale su un incidente, come quella che abbiamo nella fase di Recovery, allora capirai e vedrai tutti questi 10 strumenti, da 20 a 100 strumenti, e dirai: «Beh, noi…»

36:55 – 37:03

non ne abbiamo nemmeno usato uno per ripristinare il nostro ambiente, giusto? Ehm, se arrivi a quel punto

37:04 – 37:16

allora potrete ovviamente liberarvi di tutte quelle “pelli morte” e alla fine arrivare a un punto in cui sarete un tipo snello, in stile MVC, in grado di ripristinare facilmente.

37:16 – 37:21

Beh, sai cosa vuoi fare e hai addestrato la tua gente abbastanza bene.

37:21 – 37:27

Non puoi, quindi non puoi portare a termine quegli esercizi senza la comunicazione tra quelle squadre.

37:27 – 37:28

E questo è un termine.

37:28 – 37:28

Quindi.

37:29 – 37:33

Se non vuoi mandarli a prendere la birra, almeno falli entrare nella stanza.

37:33 – 37:42

E inizia con quegli esercizi in cui simuli il processo in cui le cose vanno storte nel tuo ambiente.

37:42 – 37:44

Poi chiedi: «Cosa faresti in quel caso?»

37:44 – 37:45

Cosa farai?

37:45 – 37:49

E anche questo è un altro esercizio in cui si punta il dito contro gli altri.

37:49 – 37:51

È come se dovessimo mettere le cose sul tavolo, giusto?

37:52 – 37:56

Bisogna far uscire le persone dalla loro zona di comfort nel modo giusto.

37:56 – 37:59

Devono rendersi conto di cosa siano le attività di gioco da tavolo nel parco.

37:59 – 38:03

Insomma, il tavolo è solo una delle cose che bisogna usare.

38:04 – 38:05

Ci sono le esercitazioni da tavolo.

38:05 – 38:07

Ci sono le esercitazioni sul campo.

38:07 – 38:10

Avete anche le esercitazioni “chiave rossa” e “chiave viola”, giusto?

38:10 – 38:12

E ognuno di essi ha un proprio posto all’interno di un’organizzazione.

38:12 – 38:20

Diciamo quindi che un’organizzazione sia una realtà consolidata, che abbia definito come deve essere la sua “minimal viable company”, che abbia tutti i processi ben definiti, che…

38:20 – 38:27

ha definito la responsabilità condivisa e ha anche compreso che, sì, dobbiamo guardare oltre il corpo umano.

38:27 – 38:30

Da dove si comincia?

38:30 – 38:31

Cosa vi aiuta a prepararvi?

38:31 – 38:37

Quindi le esercitazioni teoriche sono essenzialmente esercitazioni a basso stress.

38:37 – 38:38

Non sono moduli di addestramento.

38:38 – 38:48

Si tratta di vere e proprie sessioni di mezza giornata o di una giornata intera in cui ci si riunisce con la responsabilità condivisa di far esercitare le persone in uno degli scenari più probabili che la vostra…

38:48 – 38:51

azienda potrebbe trovarsi ad affrontare.

38:51 – 38:53

E questo aiuta a fare chiarezza.

38:55 – 38:57

I red team hanno una natura completamente diversa.

38:57 – 38:58

Sono combattenti per la vita.

38:58 – 39:02

E le squadre rosse, in sostanza, ti aiutano a costruire una comunità.

39:02 – 39:07

Quindi c’è una vera e propria distinzione tra ciò che crea chiarezza e ciò che crea umiltà.

39:07 – 39:08

Mi piace questo concetto.

39:08 – 39:11

E poi gli esercizi di ricostruzione sono essenzialmente una fonte di verità.

39:11 – 39:16

È una riflessione in cui si pensa alle proprie valutazioni di maturità della resilienza informatica.

39:16 – 39:17

E ci si dice: “Sai una cosa?”

39:17 – 39:20

Abbiamo tutti questi piani che abbiamo elaborato sulla base della nostra valutazione.

39:20 – 39:23

Quanto spesso i nostri piani vanno a monte?

39:23 – 39:27

Questa è la verità: l’esercizio di Weibull è completamente diverso.

39:28 – 39:34

Tutti questi elementi devono combinarsi per darti davvero un’idea chiara di quanto tu sia preparato.

39:36 – 39:38

Quindi stai dicendo che è facile.

39:38 – 39:40

Fammi annotarlo.

39:40 – 39:42

In un certo senso lo è.

39:42 – 39:43

Per favore, per favore.

39:43 – 39:44

Ti ho interrotto.

39:44 – 39:45

No

39:51 – 39:52

Per prima cosa

40:03 – 40:09

Le altre due volte al mese in cui ci riuniamo, parliamo di affari.

40:09 – 40:13

Cosa potrebbe succedere, cosa succede, chi è responsabile, a chi rivolgersi.

40:13 – 40:19

E ho instaurato una comunicazione tra tutti loro in modo che ogni reparto avesse esattamente la stessa visione delle cose.

40:19 – 40:25

Ognuno sapeva, capisci, che lui non è poi una persona così cattiva anche se lavora laggiù, o che lei non è poi una persona così cattiva anche se lavora laggiù.

40:25 – 40:28

Ora so che siamo una famiglia, siamo un’azienda.

40:28 – 40:29

Ognuno di noi ha un interesse in gioco.

40:29 – 40:31

Se qualcosa va storto…

40:31 – 40:33

Sappiamo come risolvere la situazione.

40:33 – 40:34

Ci fidiamo l’uno dell’altro.

40:34 – 40:39

Al contrario, ho lavorato in aziende in cui qualcuno diceva: «È un tuo problema».

40:39 – 40:40

Non è un nostro problema.

40:40 – 40:45

E poi l’azienda inizia a trovarsi in difficoltà: tutti i profitti crollano.

40:45 – 40:46

I fondi diminuiscono.

40:46 – 40:52

A quel punto, se si tratta di un attacco informatico, la compagnia di assicurazione interverrà dicendo: «Sapete, non state seguendo la procedura».

40:52 – 40:53

Vi sospenderemo la copertura.

40:54 – 41:00

L’ho strutturato in questo modo per evitare di parlare di birra, perché non intendo promuovere il consumo di alcolici.

41:03 – 41:04

Andiamo a pranzo.

41:04 – 41:05

Non parliamo di lavoro.

41:05 – 41:07

Cercate solo di conoscervi meglio.

41:07 – 41:09

Rimanete sul piano umano, giusto?

41:09 – 41:09

Giusto.

41:09 – 41:10

Rimanere sul piano umano.

41:10 – 41:13

e quando ti siedi, io dico loro…

41:15 – 41:15

servizio.

41:21 – 41:23

Quindi ognuno è una persona diversa.

41:23 – 41:25

Ora state parlando tutti.

41:25 – 41:26

parlate tutti.

41:26 – 41:27

E vi state conoscendo.

41:27 – 41:31

La settimana successiva, quando avremo la riunione, ok, allora, ci sediamo.

41:31 – 41:32

Parleremo.

41:36 – 41:40

Gli ho detto: “Era quello?”.

41:40 – 41:42

E, ehm, l’ospedale Lennox Hill.

41:42 – 41:43

Che ne pensi?

41:43 – 41:48

Cosa hanno sbagliato che possa aiutarci a migliorare, che ci abbia aiutato a migliorare?

41:48 – 41:55

Perché ora stiamo utilizzando un attacco esterno per sviluppare una procedura che possiamo utilizzare per renderci più forti.

41:56 – 41:58

Negli otto mesi trascorsi da allora…

42:04 – 42:06

si sentono bene con se stessi.

42:06 – 42:12

Ho detto: «È tutto… vorrei aver letto il libro di Jessica in quel momento».

42:12 – 42:14

E dico loro che è tutta una questione di comunicazione umana.

42:14 – 42:18

Perché adesso comunicano tutti tra di loro.

42:18 – 42:22

L’avete sentito tutti? L’avete sentito tutti?

42:22 – 42:24

Insomma, è semplice.

42:24 – 42:26

applicabile e ripetibile, giusto?

42:26 – 42:29

Perché l’hai fatto mese dopo mese dopo mese, giusto?

42:29 – 42:30

Sì, esatto.

42:31 – 42:32

Fantastico.

42:32 – 42:34

C’erano un paio di punti davvero fondamentali lì.

42:34 – 42:42

Primo, hai usato la parola “fiducia”: costruire la fiducia in quelle relazioni, non solo fiducia in termini di professionisti, ma fiducia in termini di persone.

42:42 – 42:43

E poi questo…

42:43 – 42:52

cultura dell’apprendimento: una volta che abbiamo in qualche modo costruito un po’ di quella fiducia, ci siamo conosciuti e ci sentiamo a nostro agio gli uni con gli altri, allora ci sediamo e…

42:52 – 42:53

parleremo di un episodio.

42:53 – 42:59

Parleremo di ciò che forse è andato bene, di ciò che è andato storto, e rifletteremo su noi stessi e su cosa possiamo fare in modo diverso.

42:59 – 43:05

Proprio perché avete costruito quei rapporti di fiducia, le persone si sentiranno più a loro agio nel farlo.

43:05 – 43:12

Quindi fiducia, apprendimento, cultura e la costruzione di una cultura della comunicazione davvero più ampia.

43:12 – 43:13

Credo che sia davvero importante.

43:13 – 43:23

Inoltre, se qualcosa va storto e tu, come singolo, non sai a chi rivolgerti, ma conosci qualche persona qua e là, puoi andare da loro e dire: «Ehi, è successa questa cosa».

43:23 – 43:24

Sono preoccupato per questo».

43:24 – 43:25

Cosa possiamo fare?

43:25 – 43:27

E mettete insieme le vostre idee.

43:27 – 43:30

Ma gran parte di questo dipende dalla cultura e dal fatto che le persone si sentano al sicuro.

43:30 – 43:34

ehm

43:34 – 43:40

Devo dare un po’ di credito a questa fonte, perché ciò che sto per dire proviene da un podcast che ho registrato poco fa questa mattina.

43:40 – 43:49

E quel signore era Hillman, l’ingegnere responsabile della protezione dei dati e della resilienza presso Blue Cross Blue Shield South Carolina.

43:49 – 43:49

È qui con noi.

43:49 – 43:51

È un tipo in gamba.

43:51 – 43:58

E mentre stavamo finendo, gli ho chiesto: «Ehi, c’è una cosa che vorresti lasciare a tutti gli ascoltatori del podcast?».

43:58 – 44:02

Visto che lavora da 25 anni nel campo della protezione dei dati.

44:02 – 44:04

Ehm

44:04 – 44:05

Ama il suo lavoro.

44:06 – 44:14

E ha detto: “Sai, fin da quando ho iniziato da ragazzo, appena uscito dall’università, all’help desk, fino ad oggi”.

44:14 – 44:19

Sforzati e mettiti al centro della situazione.

44:20 – 44:24

Non aver paura, perché rimarrai stupito di vedere chi ti seguirà.

44:24 – 44:35

E ho pensato che, sai, non è niente di sconvolgente, ma la passione, il non aver paura di buttarsi nella mischia, e poi è incredibile chi ti segua quando ciò

44:35 – 44:36

accade.

44:36 – 44:45

E se hai questo in più rispetto a ciò che hai già fatto, dove le persone si incontrano e imparano a conoscersi, il tutto si incastra perfettamente

44:45 – 44:47

e succedono cose belle, giusto?

44:47 – 44:58

Penso che l’unica mia obiezione a questo, e probabilmente risale in parte alla cultura, sia che dipende dall’ambiente in cui lo si fa, se le persone seguiranno o

44:58 – 45:09

se, e se le persone si sentiranno a proprio agio nel mettersi al centro di quell’ambiente o se avranno la sensazione, come ha detto Zak prima, che gli altri le indicheranno con il dito?

45:09 – 45:13

Mi esporrò troppo e finirò per essere io quello a cui verranno attribuite le colpe?

45:13 – 45:14

oh

45:14 – 45:19

E questo potrebbe anche sollevare questioni relative al burnout.

45:19 – 45:24

Se sono sempre io a dover correre a sistemare le cose, quando inizierà a pesarmi?

45:24 – 45:27

C’è bisogno di un po’ di spirito di squadra sul campo.

45:28 – 45:32

E se c’è la cultura giusta che ti sostiene, allora sono completamente d’accordo.

45:32 – 45:43

Ma nelle organizzazioni in cui non c’è quella costruzione di relazioni, dove non c’è quell’empatia e quella fiducia, e dove non c’è quella sicurezza psicologica di non doversi preoccupare di

45:43 – 45:44

essere incolpati,

45:44 – 45:47

penso che lo scenario sia molto diverso.

45:47 – 45:49

È un’ottima osservazione.

45:49 – 45:52

Richiede più livelli nella piramide.

45:52 – 45:55

Non per essere negativo, sto solo parlando del “bias dell’ottimismo”.

45:55 – 45:58

Mio Dio, che fine ha fatto l’80%?

45:58 – 45:59

Ricordi?

46:07 – 46:08

ambiente stabilizzato.

46:10 – 46:15

dell’IT gestiti dal team aziendale e dai singoli responsabili delle unità di business.

46:17 – 46:21

servizi o aspetti in cui vi sono sovrapposizioni.

46:21 – 46:25

Quindi si tratta semplicemente di una linea molto, molto sottile per decidere fino a che punto si vuole raggruppare.

46:28 – 46:31

separare le cose, perché è una questione molto delicata.

46:31 – 46:36

Siamo quasi come otto diverse unità aziendali, ognuna con i propri programmi e le proprie priorità.

46:36 – 46:39

Il mercato aziendale centralizzato, come sapete, è uno solo.

46:43 – 46:50

Insieme, prima ancora di apportare un solo cambiamento, se le cose vanno male, tutti, divisi in gruppi, sono pronti ad attaccarti immediatamente.

46:50 – 46:54

È una linea molto sottile, quando si tratta di risposte condivise, specialmente per quanto riguarda il cloud e tutto il resto.

46:54 – 46:58

Ad esempio, se hai un tenant con più abbonamenti in Azure.

47:01 – 47:03

E bisogna separare queste cose, giusto?

47:08 – 47:18

Ecco perché ho menzionato la questione della responsabilità condivisa, perché è proprio questo il punto cruciale in cui stiamo vacillando come settore, e penso che sia per questo che abbiamo così tanti ostacoli da superare…

47:18 – 47:23

normative di cui si parla ora, come la DORA in Europa e tutte le altre questioni.

47:25 – 47:38

che stanno costringendo i consigli di amministrazione a prendere sul serio la resilienza e a disporre di metriche dimostrabili per dimostrare che sì, come organizzazione, stiamo facendo le cose giuste

47:38 – 47:45

per garantire la sicurezza dei dati ed essere in grado di dimostrare resilienza in caso di violazioni.

47:45 – 47:58

E penso che, man mano che le normative diventano sempre più rigorose e le sanzioni sempre più severe, parte di quella popolazione trasversale alle organizzazioni, indesiderata ma tanto necessaria, e

48:03 – 48:16

E forse non per forzare, capite, non per cercare di inserire a tutti i costi il termine “IA”, ma se guardiamo agli aspetti positivi, dobbiamo liberare un po’ di tempo affinché le persone possano farlo.

48:16 – 48:17

Questo è il vero problema.

48:17 – 48:24

Voglio dire, penso che, in fondo, non solo la situazione potrebbe peggiorare, ma bisogna semplicemente distribuire il tempo tra quei team.

48:41 – 48:41

C’è altro?

48:41 – 48:43

Vi ringrazio entrambi per aver dato il via alla discussione.

48:43 – 48:45

Ci stavamo proprio arrivando, quindi è perfetto.

48:45 – 48:47

Altre domande?

48:47 – 48:48

Sì?

49:14 – 49:15

argomento.

49:18 – 49:18

Allora.

49:31 – 49:32

Posso vederlo?

49:32 – 49:41

Allora sì, cosa succede quando si fanno questi esercizi insieme a tutta la squadra, giusto?

49:41 – 49:50

La fiducia che si sta costruendo in quel momento non è una fiducia che possa essere infranta da un incidente, perché è proprio questo che si sta mettendo alla prova.

49:50 – 49:54

Si sta testando un incidente che si verificherà in futuro.

49:54 – 49:58

Quindi, partendo da questo presupposto, allora

49:58 – 50:15

perché mai, ok, è solo una mia domanda, perché mai uno dei membri del team dovrebbe sospettare di qualcun altro nel team se si fanno due di questi esercizi all’anno e viene detto loro non più di

50:15 – 50:16

questo?

50:16 – 50:21

Si riuniscono tutti e vedono l’incidente mentre accade.

50:22 – 50:33

Si tiene una riunione virtuale in cui si discute di ciò che è accaduto, di come si è svolto, di quali regole sono state violate e di come è stato fatto.

50:33 – 50:35

E si analizza la situazione con l’intero team.

50:35 – 50:40

In questo modo, ognuno di loro può effettivamente vedere l’attacco da qualsiasi angolazione provenga.

50:40 – 50:52

Quindi, quando succede, quando si verifica davvero, dubito fortemente che quella fiducia venga meno a causa di un incidente.

50:55 – 50:56

Sì, esatto.

50:56 – 51:01

Oh, se prima non hai costruito quella fiducia.

51:01 – 51:02

Sicuramente.

51:02 – 51:05

Allora, in effetti è un’osservazione molto pertinente.

51:05 – 51:13

È un’osservazione molto valida: se prima di arrivare a quel punto non si è instaurato un rapporto di fiducia, la situazione risulterà di gran lunga peggiore.

51:13 – 51:14

Un problema esponenziale.

51:14 – 51:21

Perché quando ne stavamo parlando, so da una delle aziende con cui ho collaborato

51:21 – 51:30

in Sudafrica, c’era un’intera ala dell’azienda, stiamo parlando di circa quattromila e cinquecento dipendenti in un unico sito.

51:30 – 51:44

L’intera ala era stata isolata da qualsiasi rete e il responsabile della sicurezza – io allora non ero il responsabile della sicurezza – indicava il tecnico di rete, e il tecnico di rete era semplicemente…

51:44 – 51:45

ricambiava il gesto.

51:45 – 51:49

Per alcuni giorni, l’intera ala è rimasta fuori uso perché non riuscivano a…

51:50 – 51:53

Continuano a discutere su chi sia la responsabilità.

51:53 – 52:00

E stiamo parlando di rete e sicurezza, due settori che in realtà si penserebbe fossero piuttosto strettamente collegati.

52:00 – 52:01

Sì.

52:10 – 52:15

Probabilmente è bene pensare a una soluzione e credo che debba venire dall’alto.

52:15 – 52:21

Quindi, quando i vertici aziendali ti sostengono in qualche modo per aiutarti a uscire da questa situazione.

52:30 – 52:34

Della dirigenza che ci sostiene e ci appoggia in questa situazione.

52:34 – 52:37

Voglio dire, si è trattato chiaramente di un problema di sicurezza della rete.

52:37 – 52:42

Due aziende diverse, era come se fossero società affiliate all’interno della stessa organizzazione madre.

52:43 – 52:44

Avevano un tunnel side-to-side.

52:45 – 52:49

Qualsiasi collegamento tra le due aziende a livello di rete avveniva tramite la VPN.

52:49 – 52:53

La consociata aveva bisogno di accedere solo a un paio di applicazioni.

53:00 – 53:04

I ragazzi del team di rete sono gli stessi del team di sicurezza.

53:04 – 53:06

Esattamente la stessa situazione.

53:10 – 53:21

Oh, e questa è l’idea di una cultura giusta e di un approccio riparativo o punitivo.

53:21 – 53:26

Quindi, quando qualcosa va storto, si guarda a cosa è andato storto o si guarda a chi è da biasimare?

53:30 – 53:34

Io… io… ottima domanda.

53:34 – 53:36

Penso che sia una buona domanda.

53:36 – 53:37

Penso che sia una bella domanda.

53:37 – 53:53

Mi piace, mi piace, mi piace, mi piace, penso, penso che sia una buona, buona, è una buona idea, penso

53:57 – 54:00

Stai puntando il dito o stai cercando di arrivare alla causa principale?

54:00 – 54:05

Penso che tutti noi abbiamo parlato di difesa e profondità.

54:05 – 54:15

Penso che ora sia il momento di cambiare, visto che siamo in fase di SHIFT, di spostare la nostra mentalità dalla difesa e dalla profondità alla fiducia e alla profondità.

54:15 – 54:24

Ciò che intendo dire è che dovete fidarvi delle vostre persone affinché facciano la cosa giusta, dovete fidarvi dei vostri processi affinché si consolidino, e dovete anche fidarvi degli strumenti tecnologici a vostra disposizione.

54:24 – 54:25

.

54:25 – 54:28

Per agire nel modo in cui hai pianificato.

54:28 – 54:35

Ad esempio, stai recuperando qualcosa, ma cosa succede se l’attacco ransomware o l’attacco malware ha effettivamente messo fuori uso o compromesso il tuo piano di Recovery?

54:37 – 54:42

Supponiamo quindi che non si disponga di una soluzione “air gap” e che ora l’ambiente di Recovery sia compromesso.

54:42 – 54:45

Quindi stai effettuando il ripristino da un ambiente infetto verso un ambiente compromesso.

54:45 – 54:48

Quindi non potete davvero fidarvi di quei dati, giusto?

54:48 – 54:54

E penso che sia per questo che esamineremo: «Ottimo, abbiamo tutte queste difese, riprendiamo la violazione».

54:54 – 55:00

E se si ripristina la violazione, allora si sta dicendo: «Mi fiderò di tutto, implicitamente o esplicitamente».

55:00 – 55:06

E quindi devo costruire nella mia mente questa idea che voglio fidarmi profondamente, il che significa che tutti i miei

55:06 – 55:11

processi di supporto dovrebbero essere affidabili per portarmi a uno stato di fiducia.

55:12 – 55:16

E poi penso che le aspettative prestabilite – e scusatemi – tutto ciò dovrebbe scomparire.

55:16 – 55:18

Dovrebbero sparire, giusto.

55:18 – 55:20

Beh, io,

55:21 – 55:23

abbiamo solo un paio di minuti.

55:23 – 55:24

Apprezzo davvero tutti voi.

55:24 – 55:25

canto.

55:25 – 55:26

Apprezzo davvero le domande.

55:26 – 55:32

Speravamo… pensavamo: «Mio Dio, dopo tutti quei involtini di pollo, la gente avrà ancora delle domande?».

55:32 – 55:33

Ed eccoli lì.

55:33 – 55:36

Non avremmo potuto chiedere un finale migliore.

55:36 – 55:40

Ma vorrei rivolgere un enorme ringraziamento a due gruppi.

55:40 – 55:41

Innanzitutto, a Jessica.

55:41 – 55:43

Grazie, Ricky, Zak.

55:43 – 55:45

Voglio dire, le miglia percorse qui.

55:45 – 55:47

Incredibile, vero?

55:48 – 55:53

Spero che siate riusciti a capire bene me e Ricky, nonostante i nostri accenti.

55:53 – 55:55

Insomma, loro hanno quelli migliori.

55:55 – 56:00

Insomma, sapete, Dallas e Phoenix, dai, su.

56:00 – 56:02

Ma, cosa più importante, voglio ringraziarti.

56:02 – 56:03

Grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

56:03 – 56:07

So che è stata una sessione lunga, soprattutto subito dopo pranzo.

56:07 – 56:12

E, cosa ancora più importante, grazie per essere venuti a SHIFT, per essere clienti di Commvault e per aver riposto la vostra fiducia in noi.

56:12 – 56:14

Lo apprezziamo moltissimo.

56:14 – 56:15

Allora.

56:15 – 56:19

Vi auguriamo di trascorrere al meglio il resto dei vostri breakout e ci vediamo là fuori.