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Ransomware

5 lezioni dalla John McClane School of Ransomware Protection

A volte gli eroi non indossano gilet. È ora di usare Metallic ThreatWise™ e difendere i tuoi dati, non solo recuperarli. È la soluzione di #cybersecurity che John McClane sceglierebbe.


Le festività natalizie sono alle porte e, per me, questo significa una cosa sola: guardare “Die Hard”. 

Forse ho un debole per Kevin McCallister e per il fascino di “Mamma, ho perso l’aereo”, ma vedere Bruce Willis che affronta una banda di cattivi determinati (a parte, ovviamente, Alan Rickman) (scusate, non ho resistito al gioco di parole) intenzionati a entrare in un caveau pieno di titoli al portatore introvabili è il film perfetto per le feste.

Ma mentre mi metto comodo per guardarlo quest’anno, mi colpiscono i parallelismi tra la trama del film e un attacco ransomware. Allora, quali insegnamenti può darci “Die Hard” riguardo a un attacco ransomware?

1. Le dimensioni della superficie di attacco sono importanti

La maggior parte delle scene d’azione di *Die Hard* è stata girata al Nakatomi Plaza, un grattacielo di oltre 30 piani nel cuore di Los Angeles. 

Dai condotti dell’aria ai vani ascensore, dagli atri ai tetti e tutto ciò che si trova in mezzo: ci sono tantissimi spazi da mettere in sicurezza e tantissimi posti dove i malintenzionati possono nascondersi. 

Lo stesso vale per il patrimonio di dati. Maggiore è la superficie esposta, maggiori sono le vulnerabilità e i punti deboli che potrebbero consentire l’accesso o la compromissione dei dati. Si tratta di una grave preoccupazione: infatti, secondo una recente ricerca di ESG, solo il 12% dei professionisti IT ritiene che i propri strumenti di rilevamento del ransomware siano adeguati e in grado di coprire anche il patrimonio di dati in continua espansione, indipendentemente dalla loro ubicazione.

2. Forse non è il riscatto quello che cercano

Ricordate quella scena in cui Alan Rickman elenca i nomi dei terroristi che la banda vorrebbe scambiare con gli ostaggi? È una cortina fumogena volta a depistare. 

Lo stesso vale per la sicurezza dei dati: con così tanti malintenzionati che oggi utilizzano i dati per scopi dannosi (si pensi a fughe di informazioni, esfiltrazione, furto e manipolazione), tenere i dati in ostaggio in cambio di una somma di denaro è ormai l’obiettivo principale. A tal proposito, secondo le stime di ESG, la prevenzione dei danni ai dati è oggi la principale preoccupazione dei responsabili delle decisioni IT (88%), superando le preoccupazioni relative a Recovery.

E se si decide effettivamente di pagare il riscatto, non vi è alcuna garanzia di riavere i propri dati. Infatti, secondo Matthew Woodwood, solo l’8% di tutte le organizzazioni che hanno pagato il riscatto ha riottenuto i propri dati, anche dopo aver versato la somma richiesta.

3. Ingegneria sociale – I malintenzionati avranno già fatto le loro ricerche (e sono molto subdoli)

Proprio come in “Die Hard”, è probabile che gli aggressori abbiano svolto le loro ricerche e abbiano messo a punto un piano sofisticato e dettagliato, concepito per andare ben oltre la semplice crittografia dei dati.

Sono inoltre subdoli e possono ricorrere a tattiche di ingegneria sociale, una strategia molto diffusa tra gli aggressori poiché spesso è più facile sfruttare le persone piuttosto che individuare una vulnerabilità di rete o del software. Le password e le misure di sicurezza esistenti sono di grande valore e i dipendenti interni sono spesso bersagli, a tutti i livelli dell’organizzazione.

L’ingegneria sociale viene spesso utilizzata come primo passo di una campagna più ampia. Per saperne di più, consultate questo articolo di Tech Target disponibile qui.

4. Gli attacchi continueranno a susseguirsi (senza sosta)

Oltre ad essere ben informati, motivati e astuti, i nostri aggressori sono anche tenaci. John McClane avrebbe avuto vita molto più facile se avesse dovuto affrontare un solo malintenzionato, ma la realtà è che (proprio come in un attacco ransomware) i numeri giocano a suo sfavore.

Per gli autori degli attacchi, una strategia univoca raramente porta al successo dell’intrusione. Gli autori delle minacce aumentano le loro possibilità di ottenere un ritorno sull’investimento seguendo percorsi multipli per raggiungere il loro obiettivo – i dati aziendali critici – diversificando le loro strategie di attacco. 

5. Non affidarti “solo” a Recovery o all’assicurazione

Se Bruce Willis si fosse limitato ad aspettare nella speranza che l’assicurazione pagasse il risarcimento, il film sarebbe stato piuttosto breve e forse non avrebbe avuto un finale drammatico!  

L’assicurazione contro i rischi informatici è un settore che ha subito rapidi cambiamenti negli ultimi 12 mesi. Le clausole relative alle polizze di sicurezza informatica stanno diventando sempre più restrittive, come dimostrato dalla Lloyds of London all’inizio di quest’anno. Molti assicuratori stanno inoltre imponendo requisiti di protezione più rigorosi che, pur contribuendo a rafforzare i livelli di difesa informatica, possono anche lasciare alcune organizzazioni, e in particolare le PMI, in una posizione di vulnerabilità, poiché queste ultime hanno maggiori difficoltà a soddisfare i nuovi limiti minimi richiesti.

La dottoressa Sally Eaves ha trattato proprio questo argomento in questo eccellente post sul blog che potete trovare qui

Conclusione – È fondamentale adottare un approccio proattivo nei confronti del ransomware (comportatevi un po’ come John McClane)

Ok, lasciando da parte le metafore cinematografiche, abbiamo un messaggio serio da trasmettere a tutti, in vista delle festività (e non solo). 

Oltre al piano generale di sicurezza informatica e alla strategia di Recovery dei dati già definita, la protezione contro il ransomware deve essere proattiva e attivarsi prima che i dati vengano compromessi. 

Metallic® Threatwise™ rappresenta proprio questa differenza. Si tratta di un sistema di rilevamento precoce del ransomware che consente alle aziende di difendere attivamente i propri dati, proteggere l’infrastruttura di backup e rispondere più rapidamente alle minacce. Come funziona? Grazie a una tecnologia di inganno brevettata, Threatwise induce gli autori di attacchi malevoli a interagire con risorse fasulle, costringendoli a rivelarsi prima che si verifichino fughe di dati, esfiltrazioni o crittografia. Ciò si traduce in un minor rischio di impatto sui dati, minori tempi di inattività e un minor numero di interventi di Recovery. 

È ora di adottare Threatwise™ e proteggere i tuoi dati, non solo recuperarli. È la soluzione che sceglierebbe John McClane. 

Titoli di coda (il cast)

  • John McClane (Bruce Willis) – Metallic® Threatwise™
  • Hans Gruber (Alan Rickman) e la sua squadra – Hacker/Autori di attacchi ransomware
  • Al Powell (Reginald VelJohnson) – Il vostro cordiale team IT e di sicurezza

La moderna truffa informatica: vi presentiamo Metallic® Threatwise

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